Per welfare aziendale si intende un insieme di beni e servizi che il datore di lavoro mette a disposizione dei propri dipendenti per venire incontro alle loro esigenze di carattere personale e familiare. Beni e servizi che per il loro “valore sociale” sfuggono alla regola generale (art 51 TUIR) che considera retribuzione qualunque valore in denaro o natura che il datore di lavoro eroga ai propri dipendenti. In virtù di questa natura “speciale” essi non sono assoggettati a tassazione ne a prelievo contributivo.

 

In pratica questo significa che tutto il costo del bene o servizio sostenuto dal datore di lavoro diventa valore per il dipendente azzerando totalmente l’effetto “cuneo fiscale” che assottiglia drasticamente le retribuzioni erogate dagli imprenditori ai propri dipendenti.

 

Queste iniziative, in passato realizzate solo dalle grandi aziende specie di matrice USA o nord Europea, sono diventate, da alcuni anni, molto diffuse anche tra le medie e piccole aziende che seguendo l’esempio delle sorelle più grandi hanno iniziato a costruire al proprio interno sistemi più o meno articolati di welfare aziendale spinti da:

 

  • un aumentato bisogno dei propri dipendenti per esigenze familiari (scuola, sanità assistenza a bambini e anziani, previdenza ecc.);

 

  • la volontà di premiare ovvero di aumentare il potere d’acquisto dei propri dipendenti minimizzando i costi indiretti (contributivi e fiscali) grazie all’incentivo fiscale e previdenziale costituito dall’azzeramento del cosiddetto “cuneo fiscale” sui beni e servizi messi a disposizione dei propri dipendenti nelle forme che vedremo nell’approfondimento presente su questo sito.

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