WELFARE AZIENDALE UN’OCCASIONE PER MOLTI MA ANCORA NON PER TUTTI

Negli ultimi anni la legislazione sul lavoro è profondamente cambiata introducendo strumenti e opportunità fino a pochi anni fa impensabili, alcuni attesi ed auspicati, altri decisamente innovativi, dotati di un elevato potenziale ed in grado di contribuire all’innovazione del sistema Paese in modo particolarmente significativo.
Tra questi uno dei più interessanti è il Welfare Aziendale. Con tale termine si definisce l’insieme di beni e prestazioni di carattere ricreativo educativo sociale sanitario e previdenziale che il datore di lavoro può mettere a disposizione dei propri dipendenti, e delle loro famiglie, al fine di aumentarne benessere, potere di acquisto o anche come forma di premio nell’ambito di percorsi finalizzati all’incremento della produttività aziendale.
Di fronte all’inevitabile ridimensionarsi del welfare pubblico, infatti, il legislatore ha voluto incentivare il diffondersi anche in Italia di sistemi di welfare privati affidati ai soggetti della società civile, in primis le imprese, le opere sociali e le aggregazioni tra di essi. Tali sistemi già comunemente diffusi in altri Paesi in Italia assumono un carattere ancora più interessante perché con esse il datore di lavoro può offrire al lavoratore un concreto sostegno alle sue esigenze personali e familiari, in primis quelle legate all’armonizzazione lavoro-famiglia, senza la penalizzazione fiscale-contributiva che accompagna ogni elargizione in denaro nell’ambito del rapporti di lavoro, in pratica ogni euro investito dall’azienda si trasforma in beni e servizi a disposizione del lavoratore. Con tale strumento si può superare l’ormai antistorica esclusiva “monetizzazione” del rapporto di lavoro, ossia quella logica intesa a il ridurre il rapporto di lavoro ad un mero scambio di denaro in cambio di ore di lavoro. In questo modo si stanno creando le migliori condizioni per aumentare la coesione sociale, la condivisione dell’impresa come bene comune, in grado di contribuire, non solo economicamente, alla vita delle persone che vi lavorano ma anche con soluzioni, strumenti, organizzazione del lavoro, del tempo ecc. Si sta altresì dando una nuova concreta opportunità al principio di sussidiarietà valorizzando le iniziative sociali, educative, scolastiche di servizio cura e assistenza alle persone, ecc. già presenti sui diversi territori.
La possibilità di creare reti miste pubbliche e private crea un virtuoso circolo di opportunità e soluzioni tra aziende che ricercano servizi da offrire ai propri dipendenti e privato sociale che offre o crea tali servizi, a volte anche impiegando personale meno qualificato o con particolari difficolta occupazionali. Dopo la Legge di Stabilità 2016, che ha previsto la possibilità di trasformare i premi di produttività in beni e servizi, il fenomeno si è immediatamente allargato e potenzialmente oggi potrebbe interessare tutte le imprese.
Come sempre, però, le PMI e le Micro Imprese risultano penalizzate dalla necessità di seguire un complesso percorso di accordi o di regolamentazione delle erogazioni, percorsi non sempre facili da costruire e gestire se si pensa che al momento esistono almeno quattro forme di welfare aziendale, tutte legate a specifiche e diverse situazioni, districarsi tra di esse ed implementare piani di welfare legittimi e sostenibili non è sempre facile. Occorre quindi continuare a lavorare su questo fronte, semplificando il percorso, aprendo alla possibilità che le aziende offrano, in via ordinaria, ai propri dipendenti, sistemi di welfare aziendale – senza ovviamente che vi sia elusione dei propri doveri contributivi e fiscali – e facilitare-incentivare la creazione di reti pubblico/privato/privato sociale che, valorizzando le risorse del territorio, possano offrire tali servizi. Occorre proseguire coraggiosamente su questa strada, chi governerà in futuro non potrà non trovare le strade affinché il welfare aziendale diventi a pieno titolo uno strumento di condivisione del bene economico e sociale creato dalle imprese e di valorizzazione delle risorse sociali del territorio.

Roberto Corno

Consulente del Lavoro

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